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.......Foglie rosse allineate
.......nei solchi della ghiaia.




REGOLE DEI DOJO DELL’ABZE

Nel Dojo sussistono alcune regole rivolte a favorire e a proteggere lo spirito della pratica.
Il Maestro Roland Yuno Rech in particolare ha trasmesso le seguenti 20 regole principali per i Dojo di cui è referente.

Il Dojo è il luogo in cui si pratica la meditazione seduta, lo zazen. Concentrati sul corpo e sulla respirazione, si impara a dimenticare se stessi, realizzando così la dimensione profonda della propria esistenza in unità con tutti gli esseri.
Al fine di permettere una pratica collettiva serena, certe regole devono essere rispettate. Vigilare su di esse è l’occasione di essere attenti all’interdipendenza con gli altri e di rispettarle.
Questo è di aiuto alla realizzazione concreta della Via, corpo e mente in unità nell’attività quotidiana come in zazen.
Le regole e i modi di comportarsi nel Dojo non sono delle costrizioni ma dei mezzi per esprimere la natura di Buddha, la vita senza separazione con gli altri.
Praticate senza attaccamento, esse permettono di vivere al di là del nostro piccolo ego. Questo è fonte di liberazione e di compassione.

1) Tutte le pratiche nel Dojo (zazen, samu, cerimonie, momenti conviviali) sono l’occasione di approfondire la Via del Buddhismo Zen Soto nei diversi aspetti della vita. Questa tradizione spirituale vi è insegnata, studiata e praticata.
2) I Dieci Precetti servono da regole di condotta: non uccidere, non rubare, non mentire, non creare sofferenza a causa dei propri desideri sessuali, non intossicare il corpo e la mente, non criticare, non essere orgogliosi e superbi, non essere avari, non andare in collera, non denigrare i Tre Tesori, il Buddha, il Dharma e il Sangha (la comunità dei praticanti). Questi precetti sono sia l’espressione di una pratica risvegliata sia un aiuto per proseguire la pratica nella vita.
3) Le Sei Paramita (il dono, i precetti, lo sforzo, la pazienza, la concentrazione e la saggezza) sono l’espressione del Risveglio realizzato in zazen.
4) Tutti i praticanti sono amici spirituali. Si sforzano di creare tra di loro un’atmosfera stimolante basata sul rispetto reciproco. Ciascuno si sforza di mettere in pratica l’insegnamento trasmesso.
5) I discepoli anziani responsabili dell’insegnamento devono trasmetterlo con benevolenza e umiltà evitando di criticare con ostilità gli errori degli altri. Sono attenti nel non abusare del potere di influenzare gli altri che gli conferisce la loro funzione. Danno l’esempio praticando ciò che insegnano.
6) Consapevoli della fortuna di ricevere l’insegnamento del Buddhismo Zen Soto, ciascuno si sforza di proteggerlo e di aiutarne con la propria pratica la trasmissione giusta alle generazioni future.
7) Per preservare la calma e la concentrazione necessarie alla pratica nel Dojo, il suo ingresso sarà negato a chi non potrà seguire le regole e in modo particolare alle persone sotto l’effetto di alcool, di droga o di malattie mentali gravi che saranno invitate a curarsi.
8) Le liti e le discussioni inutili sono da evitarsi. Se sorgono, i praticanti debbono aiutare a porvi fine al più presto.
9) Nel caso in cui una persona disturbi a lungo la pratica nel Dojo, potrà essere allontanata temporaneamente. Se dopo aver riflettuto, questa persona cambia e si pente del suo errore, potrà essere reintegrata nel Dojo.
10) Tutti devono arrivare puntuali. Coloro che arrivano in ritardo, non debbono disturbare gli altri.
11) Le scarpe e gli abiti debbono sempre essere sistemati in ordine. E’ raccomandabile indossare un kimono nero o abiti di tinta unita e scura.
12) Si raccomanda di essere puliti e di evitare i profumi e gli ornamenti.
13) Sette minuti prima dell’inizio dello zazen viene suonato il legno. A partire da quel momento il silenzio è rispettato da tutti.
14) Alla fine dello zazen, c’è un rituale che è l’espressione della pratica. Viene raccomandato di fare una breve cerimonia con la pratica dei sanpai, l’offerta di incenso e il canto dell’Hannya Shingyo, del Shiguseiganmon, dell’Eko dei Patriarchi (completo o abbreviato) o del Fueko e del Jiho San Shi. Il mattino si inizia col Sutra del Kesa. Si può anche cantare il Sandokai, l’Hokyozanmai o il Daihishin Dharani. Chi non desidera parteciparvi può restare in silenzio, con le mani in shashu.
15) Il samu, il lavoro al servizio del Dojo, fa parte della pratica dello Zen come pratica della concentrazione e della generosità.
16) Il Dojo è riservato alla pratica di zazen. Tuttavia, possono svolgersi delle pratiche che si armonizzano con lo zazen quali Shiatsu e Qi-Gong.
17) E’ necessario chiedere il parere del Responsabile prima di intraprendere qualunque cosa nei locali del Dojo. Nessuno può restare nei locali al di fuori dello zazen senza il permesso del Responsabile.
18) Nel Dojo non si deve parlare forte, tossire o soffiarsi il naso rumorosamente. Dopo zazen si raccomanda di restare calmi e concentrati.
19) Il Responsabile del Dojo, d’accordo con gli insegnanti e i praticanti anziani ordinati, vigila sul rispetto delle regole per proteggere la pratica pura di tutti. Per questo può essere aiutato dal Consiglio Spirituale dell’ABZE.
20) Queste regole sono preziose e debbono essere rispettate, ma nessuna regola sostituisce una pratica risvegliata, fonte di saggezza, di benevolenza e di compassione.

Oltre a queste regole principali, nel Dojo vengono osservate varie norme di comportamento per apprendere ed esercitare il modo corretto di compiere consapevolmente ogni azione, anche la più semplice. Eccone alcune:
- Le scarpe possono essere indossate soltanto nella zona "pubblica" del Dojo, mentre per accedere alla zona "riservata" bisogna togliersele. Le scarpe vanno riposte in perfetto ordine nell’apposita scarpiera o allineate per terra con la punta verso il muro. Nella sala di meditazione (zendo) si entra completamente scalzi, cioè senza calze.
- La cura personale è di rigore. In zazen si diventa molto sensibili alle percezioni sensoriali, gli odori forti o cattivi disturbano. Bisogna lavarsi prima di fare zazen ed evitare l’uso dei profumi. I capelli lunghi vanno tenuti legati.
- Per praticare zazen è opportuno un abbigliamento semplice e comodo (per esempio, una tuta). È bene evitare i colori vivaci ed il bianco, che possono distrarre. Indicati sono invece i colori neutri e scuri. Chi pratica regolarmente indossa il kimono nero tradizionale. E’ bene conformarsi anche nell’abbigliamento. Le braccia e le gambe devono essere comunque coperte, indipendentemente dalla stagione. Vanno evitate le scollature e le cuciture sulle spalle per potere ricevere un buon kyosaku.
- Appena possibile è importante avere uno zafu (cuscino da meditazione) personale, adatto al proprio peso ed altezza, con il nome scritto sulla maniglia bianca. Non prendere mai gli zafu di altre persone. Chi non ha uno zafu personale può utilizzarne uno del Dojo, curando di risistemarlo ordinatamente nell’apposito scaffale alla fine di zazen.

Nella sala di meditazione infine vengono rigorosamente rispettate precise prescrizioni formali trasmesse dai Maestri, attinenti alla pratica di zazen ed ai rituali della tradizione Zen.

E' importante comunque comprendere che tutte queste regole non costituiscono affatto delle costrizioni. Al contrario, la scelta di aderirvi e la loro stessa applicazione deve essere assolutamente libera e matura, tanto spontanea quanto risoluta. Allora seguirle diventa Pratica della Via e la loro essenza Spirito del Risveglio.










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