Siamo nati, viviamo e moriremo.
Nel frattempo ci sforziamo di ottenere ciò che desideriamo
e di evitare ciò che temiamo, senza mai riuscirci.
E anche quando otteniamo l'oggetto del nostro desiderio,
non ne siamo mai veramente soddisfatti,
o perché abbiamo paura di perderlo
o perché desideriamo avere di più.

Come possiamo soddisfarci di una felicità che dipende
da condizioni impermanenti al di là del nostro controllo?
Qual'è il senso di una vita
in cui tutte le nostre opere sono precarie
e in cui troviamo tanta sofferenza?
Esiste una via di liberazione e di realizzazione di sé
che non ci rinchiuda ulteriormente
in un sistema di pensiero o di credenze?

Quando la riflessione ordinaria raggiunge i suoi limiti
e quando rifiutiamo il fascino del non-pensiero,
è ancora possibile sedersi e meditare come ha fatto il Buddha,
che venticinque secoli fa si è posto pressapoco le stesse domande.
Da allora novanta generazioni di successori
hanno continuato a sedersi, immobili davanti a un muro,
scoprendo un punto di vista liberatorio in relazione alla loro esistenza:
questa è l'origine della trasmissione dello zen.

( Roland Yuno Rech )


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