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Sumi-e



Se non lo trovi in te stesso,
dove andrai a cercarlo?




Presso il Dojo Zen Sanrin di Fossano vengono organizzati periodicamente degli stage di sumi-e, la pittura tradizionale giapponese a inchiostro di china, diretti dal monaco Beppe Mokuza Signoritti.
Le date di queste iniziative vengono regolarmente divulgate tramite i nostri comunicati e-mail.
Per maggiori informazioni visitate il sito www.sumi-e.it, da cui è tratto il seguente testo introduttivo.


Il termine giapponese sumi-e significa "inchiostro nero" (sumi) e “pittura” (e), ed indica una delle forme d’arte in cui i soggetti sono dipinti con l’inchiostro nero in gradazioni variabili dal nero puro a tutte le sfumature che si possono ottenere diluendolo con l’acqua.
Questo però non vuol dire che ogni cosa dipinta così possa meritare il nome di “sumi-e”. Il vero
sumi-e deve rispondere a determinate caratteristiche tipiche, come ad esempio la sobrietà e la spontaneità che vanno direttamente alla sensibilità dello spettatore.
Perché un dipinto sia “vivo”, tutti i suoi componenti devono essere vivi. Questo tipo di pittura include già il “disegno”, non c’è bisogno di alcun tratto preparatorio, viene tralasciata ogni forma o dettaglio superfluo. Il
sumi–e coglie l’essenza della natura.
Il
sumi–e venne introdotto in Giappone dai monaci zen e conobbe un rapido successo perché questa “tecnica” pittorica, come nella pratica dello Zen, l’espressione del reale viene ridotta alla sua forma pura, spoglia. I ritocchi, le “aggiunte”, le decorazioni in realtà non abbelliscono un’opera ma ne offuscano solo la verità naturale, la sua propria natura. E’ un po’ come nella cucina: se metti troppi condimenti e troppe spezie, non senti più il gusto di quello che effettivamente stai cucinando.
E così, come nello Zen poche parole sono sufficienti a esprimere il senso di molte ore di meditazione, nel
sumi–e pochi tratti d’inchiostro nero tracciati con un pennello su un semplice foglio di carta bianco, permettono di rappresentare il modello più complesso. Si deve imparare a cogliere l’essenza, la verità così com’è.
Vediamo ad esempio che cosa succede quando vogliamo dipingere un bambù con la tecnica del
sumi–e: ci si siede (ma si può fare anche in piedi) tenendo la schiena ben diritta, si mette davanti a sé un foglio di carta e ci si concentra sul foglio, respirando con calma, naturalmente. Si lasciano svanire tutti gli altri pensieri. Nella nostra mente rimane alla fine solo un foglio bianco. Poi si lascia che si presenti alla mente l’immagine da dipingere.
Per dipingere il bambù, ne dobbiamo sentire la “consistenza”, si “vede” il tronco, i rami, si “sente” il fruscio delle foglie leggere mosse dall’aria o dal vento, o bagnate, pesanti di pioggia. Di questo e altro tutto il nostro spirito s’impregna. In un certo senso si diventa il bambù. E' indescrivibile. Allora si prende il pennello e si lascia andare la mano in modo naturale e senza sforzo. Non c’è alcun pensiero di tecnica, né di risultato, non c’è alcuno sforzo cosciente di fare “un buon dipinto”. Il bambù “creato” dal niente, non meramente “copiato”. Sulla carta di riso poi è concesso un solo colpo di pennello per ogni tratto; ogni ritocco viene immediatamente percepito. Tutto l’apparato mentale che complica l’immagine (e la vita) viene abbandonato.
Così comprendiamo che i “pensieri sulla vita”, non sono proprio la vita in sé. I “pensieri” sullo Zen, non sono lo Zen, sono solo pensieri...
A poco a poco il nostro bambù completo prenderà forma e avremo una pittura incontestabilmente “viva”.
Questo modo di dipingere è completo, coinvolge tutto il corpo. Non è per niente facile, e un maestro è indispensabile, nonché abituarsi a ripetere infinite volte i soggetti, o parti di essi. Lo spirito diventa sempre più raffinato e sensibile tramite la ripetizione costante. E’ inevitabile che all’inizio le nostre pitture siano fredde e che manchino di spontaneità. Allora bisogna volere più bellezza nel proprio lavoro, però questo non deve diventare ossessione di essere un “perfetto” praticante di
sumi–e perché in questo caso non si farà alcun progresso. Se si continua a pensare in termine di “buono” o “cattivo” si è ancora distanti dal vero spirito del sumi–e. Come nello Zen, Lo spirito deve essere libero da ogni desiderio volontario di “successo” o di “ambizione”.
Così, probabilmente molto prima di quanto pensiate, vi sentirete in grado di dipingere tutto quello che volete perché ogni cosa di un paesaggio apparirà come il riflesso stesso della vita originaria e della natura.
Constaterete inoltre che state respirando meglio, che il vostro portamento è più eretto e “nobile”, che anche lo stato generale della salute, incluso l’equilibrio psichico, è migliorato. Come
zazen non è il mero apprendimento di una “tecnica di meditazione”, ma è il contatto diretto con l’origine di tutto (“natura di Buddha”), così il sumi–e va ben al di là di una semplice “tecnica pittorica”.