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Pratica con i bimbi



Abbandonato il mio piccolo io,
ora sono l’intero universo.
Solo, nell’intero universo,
e una cosa sola con l’intero universo,
vivo in pace ogni giorno.




Dal 1996 al 1999, con il sostegno del Maestro Roland Yuno Rech, il Dojo Zen Sanrin ha dedicato un sabato pomeriggio al mese ai bambini (dai 7 agli 11 anni): sedersi in silenzio nella sala di meditazione ad osservare il proprio respiro, i pensieri, le sensazioni, suonare gli strumenti rituali, aiutare ad apparecchiare il tavolo per gustare la merenda con consapevolezza e gratitudine per la generosità di chi ha provveduto le vivande, pulire e ritirare tutto nel rispetto verso le persone, le situazioni e gli oggetti, ascoltare racconti che offrono ispirazioni profonde, giocare con l'argilla, con i colori, con la carta da piegare, ecc., e finalmente andare a casa sereni e contenti per aver condiviso un pomeriggio di giochi e occasioni di crescita interiore. Questa esperienza [ vedi qui alcune foto ] ha insegnato molto sia ai bambini che agli adulti che li accompagnavano.

In seguito, proprio a partire da questa esperienza, alcune maestre interessate a ricercare nuove possibilità per aiutare i bambini - oggigiorno in generale assai intelligenti e veloci nell’apprendere, ma allo stesso tempo estremamente fragili, agitati, aggressivi, sofferenti, sempre più incapaci di restare attenti o concentrati, immaturi nel vivere ed elaborare emozioni e sentimenti - hanno contattato la monaca Dinajara Doju Freire, esperta in linguaggi espressivi non verbali e responsabile di questa attività.
Dalla loro intenzione di trovare un mezzo didattico appropriato per pacificare i bambini e loro stesse, di creare una situazione nuova e creativa all’interno della quotidianità della scuola, e dalla disponibilità della monaca di condividere la pratica del silenzio con loro è nato il progetto “Spazio al Silenzio : zazen nella scuola”. [ vedi qui il progetto ]

La motivazione di fondo del progetto e della sua attuazione è dunque quella di aiutare bambini e ragazzi a conoscere meglio la dimensione del silenzio. Così è iniziato in varie scuole un contatto reale e profondo tra professori, allievi, operatori e una monaca zen. Con amore e gioia di condividere un’esperienza, senza né spingere né tirare, senza aspettative, sono nati degli incontri in cui professori e allievi hanno dato spazio assieme all’umana necessità di silenzio: dentro le aule si è condiviso il silenzio di zazen, anche solo per pochi minuti, e sviluppato man mano l’interesse verso questo vissuto reale. [ vedi qui alcuni disegni ] Bambini, adolescenti, adulti, da soli si rendono conto dell’importanza di offrire spazio ad una pratica in cui insieme ci si armonizza con il silenzio, da soli si rendono conto dell’importanza di “stare insieme nel silenzio che c’è dovunque, ma che abitualmente non lasciamo che si manifesti.” [ vedi qui alcune poesie ]
Non si tratta di parlare di religione, di fare un altro “catechismo”, e neppure di portare nelle scuole una “esperienza diversa”. I bambini di oggi sono già fin troppo stimolati... Si tratta molto più semplicemente di condividere l’esperienza reale e diretta di una pratica pacifica senza l’obiettivo di un risultato: sedersi in silenzio e basta, osservare il silenzio e basta, nutrire il silenzio e basta. [ vedi qui alcune foto ]

Da allora il contatto con le scuole si è sviluppato progressivamente: professori e allievi sono felici di sedersi insieme in silenzio! Durante l’anno scolastico 2002/2003, per esempio, è stato attivato uno specifico progetto didattico in 5 Scuole Elementari piemontesi - a Rivalta Torinese [ vedi qui alcune foto ], a Fossano e a Genola [ vedi qui un articolo ] - sul tema dell’approfondimento dell’ascolto come facoltà umana primaria. I professori ci hanno invitati a collaborare direttamente con loro in tutte le classi: 3 incontri di 1 ora e mezza ciascuno durante i quali ogni gruppo ha l’occasione per praticare zazen, kin hin (camminare in silenzio consapevolmente) e porsi tre questioni: cos’è il silenzio?, a cosa serve?, dove lo troviamo?
Già diverse decine di professori (laici o cattolici) e diverse centinaia di allievi di varie età hanno partecipato a questa iniziativa beneficiando di momenti in cui il silenzio e la postura zazen si sono manifestati nella loro quotidianità.

D’accordo con i professori si esula da ogni approccio “religioso”: parlare agli studenti di Buddhismo non è affatto la finalità, anche se l’argomento si presenta normalmente come conseguenza spontanea di fronte alla curiosità naturale dei bambini e dei ragazzi. Inoltre in una società come quella odierna, multi-etnica e multi-religiosa, è delicato porsi dinanzi ad una classe di allievi provenienti da famiglie con culture o scelte spirituali o laiche molto diverse tra loro. Il compito di noi adulti, professori, educatori, e persino di un monaco zen, è quello di aiutare i più giovani a conoscere le differenze e soprattutto a rispettarle rendendosi conto del valore della diversità.
La priorità è quella di proporre all’ambiente scolastico l’occasione per scoprire che non siamo noi a “fare” silenzio, ma che il silenzio semplicemente esiste e si manifesta in noi e attraverso di noi proprio quando smettiamo di “fare”, perché è spazio vasto e libero. Il progetto “Spazio al Silenzio” intende semplicemente favorire un modo educativo ogni volta più aperto e efficace nell’aiutare le persone, insegnanti e allievi di ogni età ed in qualsiasi ambito scolastico, ad entrare in contatto con lo spazio interiore, con quella dimensione profonda e reale in cui possiamo armonizzarci gli uni con gli altri e tutti assieme con l’ambiente che ci circonda. È proprio nel silenzio, che dimora in ogni essere e in ogni luogo, che si manifesta in modo naturale questa possibilità. Dunque si cerca soltanto di dare spazio alla postura che da millenni veicola il silenzio, al di là delle parole e delle idee, spazio a zazen, sedersi e basta, lasciando che si espanda e diffonda la sua benefica influenza. [ vedi qui una breve bibliografia ]

Il riscontro positivo è stato ed è tuttora impressionante, gli effetti benefici immediati. Il primo straordinario risultato è quello di riuscire a tranquillizzarsi. E dalla loro stessa tranquillità i ragazzi sentono che scaturisce una migliore qualità di attenzione - nei bambini sempre molto dispersiva - e di apertura verso gli altri. La capacità dei bambini e dei professori di cogliere la profondità dell’esperienza è molto toccante e per tutti noi una grande occasione di riflessione: il contatto con il silenzio di zazen e le riflessioni che ne derivano sono un ottimo strumento educativo verso la tolleranza, verso l’apertura di uno spazio interiore libero e profondo.
In modo semplice e naturale zazen, anche nelle scuole, senza alcuna contrapposizione tra religiosità e laicità, rappresenta una buona occasione per i monaci di condividere la pratica e di offrire un servizio, per amore e in beneficio di tutti, educandoci reciprocamente.

Dall’inizio di questo progetto oltre 2000 bambini hanno potuto sperimentare a scuola il silenzio in modo naturale e proficuo; diverse centinaia di adulti, insegnati e genitori, hanno condiviso la stessa esperienza realizzando il valore del silenzio e l'importanza di un contatto profondo con se stessi, comprendendo la responsabilità che abbiamo di educare i bambini e i ragazzi anche da un punto di vista interiore, spirituale, al di là delle nozioni e delle opinioni "religiose". Il progetto “Spazio al Silenzio” non è un progetto “religioso”: intende semplicemente favorire attraverso l’incontro con il silenzio la crescita spirituale delle persone, indipendentemente della loro età, sulla base di valori umani universali quali la generosità, la correttezza, la pazienza, l’impegno personale, la concentrazione e la saggezza.


2001, sesshin con bambini a Pégomas